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Passi d'attrici
una conversazione
con Paola Bigatto e Renata Molinari
a cura di Oliviero Ponte di Pino
Corte Sant'Andrea, 1° luglio 2000, ore 23.30



 
Partite dal Po e arrivate fino a Roma a piedi. Ogni giorno quanti chilometri percorrerete?  PAOLA
Circa 18 di media. Vogliamo specificare che, non essendo il nostro né un voto né un pellegrinaggio rituale, a volte useremo anche dei mezzi, che però ci consentono di realizzare il nostro sogno: costruire un diverso rapporto tra lo spazio e il tempo, percorrere ciò che ormai si percorre in pochissime ore in un tempo che dia la possibilità di ascoltare e osservare ciò che si attraversa. Quindi un attraversamento che possa segnare sia noi che attraversiamo lo spazio sia lo spazio che abbia il tempo di accoglierci. Credo che questa relazione molto stretta con la dimensione spazio-temporale abbia a che fare col nostro impegno teatrale. In realtà noi siamo tutte attrici - a parte Renata Molinari che non è un’attrice ma ha un occhio teatrale forse più grande di quello di tutte noi - e quindi l’occhio di chi guarderà questi percorsi sarà un occhio di attrici.
Da un certo punto di vista "Passi" è un’esperienza chiusa, vissuta solo da chi compie il percorso. Ma avete anche dei momenti di scambio o di apertura nei confronti dell’esterno? RENATA 
Non è per niente chiusa. Il laboratorio in alcuni momenti è chiuso per necessità di lavoro, però il sogno è che diventi un gruppo che si ingrandisce sempre di più. Non per fare drammaturgia ma per partecipare a questa dimensione di ascolto e di trasformazione di visione. Ci sono dei momenti già fissati che abbiamo chiamato "aperture", nei quali si apre il lavoro del laboratorio oppure ci sono degli scambi con artisti che vengono e ci portano qualcosa, mentre noi in cambio facciamo qualcosa. Oppure incontriamo un gruppo teatrale che sta facendo spettacoli sul cammino, ci fermiamo e facciamo un lavoro assieme. O ancora semplicemente ci fermiamo in una sala parrocchiale o comunale e incontriamo la gente dando conto di quello che abbiamo fatto fino a quel momento. Però, al di là di questi momenti già stabiliti, per noi è già significativo l’interesse delle persone in questi soli due giorni, ieri a Pavia e oggi qui, quando abbiamo  presentato il progetto: l'idea è quella di seguirci, di venire a vedere, in qualche modo di entrare in questo momento. Quindi non direi che è un'esperienza chiusa.
Perché per andare a Roma avete scelto la Via Francigena?  PAOLA 
E' una via che ha una logica. E' una via antichissima, e dunque è disseminata di luoghi meravigliosi che sono depositari di tutte le memorie dei pellegrini che sono passati prima di noi. Quindi è estremamente interessante cogliere queste memorie storiche. Poi facciamo delle variazioni di percorso: per esempio in Toscana non facciamo tutta la Via Cassia, passiamo dalle pendici del Monte Amiata, perché ci sono degli enti che ci accolgono e che ci ospitano. Ma il motivo fondamentale per cui abbiamo scelto la Francigena è che attraversiamo luoghi pieni di memoria. 
Ma questa esperienza può dare ancora qualcosa, oggi, in un paesaggio urbano completamente cambiato, in un mondo che ha altri ritmi e altre velocità di reazione? RENATA 
Sì, dà qualcosa perché il paesaggio è cambiato anche perché lo percorriamo sempre in una sola dimensione e quindi non ci rendiamo conto che a duecento metri dalla strada c’è un piccolo patio, ci sono delle possibilità di soffermarsi, ci sono appunto delle tracce. E poi dà qualcosa perché ti rendi conto delle enormità dei guasti che sono fatti proprio in termini territoriali. La questione delle tangenziali, che sono utilissime per entrare e uscire di città, dal punto di vista di chi deve orientarsi e seguire una direzione è terribile: porta all’assoluta necessità di dichiarare la propria impotenza. Su quei tratti non sai dove sei, sono dei non-luoghi, sono tutti uguali. Le tangenziali o le zone che bisogna attraversare per arrivare a Siena o a Lucca, sono tutte uguali: la fabbrica di mobili, quella di pelli... Quindi anche da questo punto di vista ti rendi molto più conto del paesaggio, perché due chilmometri sono mezz'ora di cammino in cui hai modo di memorizzare questi orrori. 
Questa esperienza così personale, questo vissuto possono essere comunicabile agli altri? Avete pensato ad una possibilità di trasmettere alla fine del percorso questa vostra esperienza a qualcun altro? O l'esperienza si esaurisce nell’incontro con chi vi accoglie, vi segue e vi accompagna? PAOLA 
Siamo un gruppo di attrici condotto da Renata Molinari che da dieci anni partecipa di uno spazio di lavoro comune in cui delle attrici si scambiano dei saperi. In passato siamo state ospitate da vari enti. E' un fatto unico in Italia, e preziosissimo. Vorrei anche ricordare che esiste anche una categoria di pellegrini che una volta si muovevano perché non avevano scampo. Io trovo che molto spesso, nel teatro italiano, un certo sapere degli attori non abbia via di scampo e che questo pellegrinaggio risponde forse a questa necessità di compiere un gesto non metaforico ma reale che, comunque sia, spinga il mio sguardo - come sguardo d’attore - in una realtà. E’ un discorso forse estremista, è quello che più fortemente mi motiva.
Che tipo di accoglienza avete avuto? Ai tempi in cui si facevano i pellegrinaggi a piedi e non coi voli charter che atterrano a Fiumicino, esisteva tutta una rete di assistenza e di sostegno a chi percorreva queste strade. Voi avete avuto dei problemi logistici da risolvere? RENATA 
Si è trattato sempre di mischiare un’accoglienza legata alla strada a esperienze legate al teatro. Ci siamo mossi per luoghi e persone che in qualche modo facevano parte o della mia storia teatrale rispetto a determinati accadimenti oppure della storia del laboratorio, quindi si è trattato in un certo modo di ripercorrere già delle tracce. Ma abbiamo avuto anche degli esempi di accoglienza fuori da questo, che sono visibili anche nelle strade. In molti tratti la Via Francigena è segnalata: qualcuno l'ha già percorsa, e qualcuno si è preoccupato di tracciarla per te con segni evidenti. Invece in altri tratti sei assolutamente smarrito. Questa sarà una delle cose che porteremo nel nostro racconto - anche se il racconto di questa esperienza non è il nostro obiettivo, è solo una possibilità. 
Nel corso del viaggio sarete seguiti dalle rete delle Misericordie, che in Italia hanno una storia antichissima e trascurata. PAOLA
E' stato un apporto sorprendente, per la loro adesione al nostro progetto, e per  il loro entusiasmo di fronte al fatto che delle persone appartenenti alla categoria teatrale decidano di compiere questo gesto estremo. 

 
 

 

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