ateatro 92.33
Per un sistema regionale dello spettacolo
La relazione per la Conferenza regionale per lo spettacolo, Firenze, 6 dicembre 2005
di Lanfranco Binni
 

Da anni insistiamo sulla necessità di coniugare progettualità e processi culturali, per costruire i diritti alla cultura attraverso buone pratiche da sperimentare, elaborare, diffondere nello spazio pubblico, nella società di tutti, sull’intero territorio regionale e all’interno di relazioni nazionali e internazionali. L’idea progettuale di un “sistema regionale dello spettacolo” abbiamo iniziato a proporla nel 2000; allora proponemmo, agli enti locali, alle operatrici e agli operatori dello spettacolo in Toscana, di avviare la costruzione di un sistema articolato per reti, strutture e servizi e fortemente orientato alla formazione del pubblico. Già allora era chiaro che a fronte di un’offerta consistente da parte delle compagnie e delle associazioni, la domanda tendeva a diminuire. In condizioni di difficoltà economiche crescenti era prevedibile che il disequilibrio tra offerta e domanda sarebbe aumentato. Per questo avviammo, attraverso progetti di iniziativa regionale, una prima rete di strutture teatrali: i piccoli teatri in gran parte restaurati nei decenni precedenti e spesso rimasti inutilizzati, e che in un’architettura potenziale di sistema iniziarono a svolgere funzioni di “scuola pubblica ai linguaggi dello spettacolo” nei più diversi territori della Toscana. Sviluppammo anche alcune prime reti tematiche, in situazioni di frontiera culturale: il teatro in carcere, la danza, il teatro di strada Era solo un inizio, e l’esperienza è stata generalmente positiva. Con risorse esigue, e modalità di cofinanziamento Regione-enti locali, con il coordinamento delle Province, la rete di “Sipario Aperto” (circa 100 piccoli teatri) ha sostanzialmente svolto le proprie funzioni, spesso incontrandosi con i percorsi di altri progetti regionali come il progetto interculturale “Porto Franco” e il progetto “TRA ART rete regionale per l’arte contemporanea”. La rete tematica del teatro in carcere si è consolidata ed estesa, ed è iniziato un percorso di progettazione di rete anche per il teatro di strada, mentre le attività di danza hanno iniziato a coordinarsi attraverso lo strumento di un’associazione, l’ADAC, promossa dalla Regione. Contemporaneamente abbiamo sostenuto le attività di produzione nei generi tradizionali della musica, della prosa e della danza, attraverso bandi che hanno perseguito obiettivi di innovazione e stabilità, incentivando le residenze delle compagnie e delle associazioni nei teatri, e le loro attività di formazione del pubblico.

Siamo convinti che oggi, in una situazione di attacco senza precedenti alle attività di spettacolo anche in Toscana, le esperienze progettuali e le pratiche finora sviluppate debbano confluire in un disegno progettuale complessivo che permetta di costruire relazioni tra tutte le strutture, le reti e i servizi. Proponiamo dunque di costruire, secondo percorsi definiti e con scadenze di progetto, l’architettura complessiva del sistema toscano dello spettacolo, sulla base di alcune scelte di fondo.

1. “Fare sistema” nel settore dello spettacolo significa sviluppare in un disegno progettuale unitario e condiviso le potenzialità produttive, distributive, formative ed economiche dell’intero settore, dotando ogni territorio di strumenti e servizi sempre più efficaci e qualificati.
Nel processo di costruzione del sistema regionale dello spettacolo, attuando il metodo della co-progettazione e dell’accordo tra istituzioni, enti e associazioni, svolgono un ruolo centrale di impianto di sistema le reti delle strutture e degli spazi per lo spettacolo. Nella “Toscana delle Toscane”, ricca di tradizioni e differenze culturali, un sistema teatrale articolato su due livelli (i teatri grandi e medi, luoghi di produzione, ricerca e formazione di operatori; i piccoli teatri, luoghi di sperimentazione, di educazione ai linguaggi dello spettacolo e di formazione del pubblico) può sostenere obiettivi di forte radicamento territoriale e di coesione dell’intero sistema teatrale, all’interno del complessivo sistema toscano della cultura.
Il nostro modello di sistema regionale dello spettacolo non può non essere policentrico: nelle diverse aree territoriali i teatri grandi, medi e piccoli devono oggi promuovere e stabilire – anche sulla base delle esperienze in corso in diverse aree della Toscana – rapporti di collaborazione e cooperazione sui diversi terreni d’intervento. Non pensiamo a un sistema chiuso; pensiamo piuttosto a un sistema di reti territoriali capaci di interagire con gli altri luoghi dello spettacolo (piazze, edifici monumentali, edifici industriali dismessi e recuperabili a nuovi usi, centri interculturali, istituti culturali e associazioni), con il mondo della scuola, con l’associazionismo.

2. Il Sistema è uno strumento per “fare spettacolo”, svolgendo funzioni di : formazione del pubblico attuale e potenziale - in una Toscana multiculturale che vuole costruirsi come regione aperta e consapevole del valore delle differenze e delle diversità - ; sostegno alle attività di spettacolo in ogni loro fase: dalla ricerca alla produzione, alla didattica, alla promozione, alla distribuzione; sviluppo del confronto con le esperienze nazionali e internazionali; rafforzamento complessivo dello spettacolo in Toscana su scala regionale, nazionale e internazionale, anche per opporre politiche di rilancio e sviluppo a politiche di disinvestimento.

3. Il Sistema regionale dello Spettacolo

- è un sistema di reti territoriali e tematiche; le reti territoriali si sviluppano nelle singole aree provinciali, a partire dalle reti attuali di “Sipario Aperto” e “Teatri insieme” nelle aree Pisa-Livorno e Arezzo e stabilendo relazioni di cooperazione e collaborazione con i teatri medi e grandi delle aree provinciali; le reti tematiche, su scala regionale, si sviluppano a partire dalle attuali reti del teatro in carcere, della danza e del teatro di strada; questo processo inizia nel 2006 e si estende a tutti i territori provinciali negli anni successivi;

- interviene sull’estensione e qualificazione della domanda (pubblico/pubblici, territorio) attraverso iniziative di informazione e comunicazione, di sperimentazione di “cantieri per lo spettacolo” rivolti ai giovani artisti, di incontri con il pubblico ecc.

- sostiene le attività di produzione delle compagnie e delle associazioni, promuovendo la scelta della contemporaneità e della rilettura del passato nei suoi intrecci con il presente e la sperimentazione interdisciplinare dei linguaggi;

- incrementa le attività di distribuzione, anche in funzione dell’accesso delle giovani compagnie e formazioni musicali al sistema toscano dello spettacolo, e promuove la nuova creatività attraverso “vetrine” e situazioni di confronto;

- realizza strumenti di documentazione e informazione sull’intero sistema dello spettacolo in Toscana, attraverso un “portale” regionale (da progettare e costruire anche con la partecipazione di FTS e altri enti che abbiano già attivato banche dati) e attraverso strumenti a stampa di larga diffusione (guida breve al sistema dello spettacolo, guida ai festival, opuscolo sul teatro in carcere ecc.);

- stabilisce interrelazioni tra il sistema e le altre reti culturali a livello regionale (a partire da arte contemporanea e intercultura, musei e biblioteche, beni culturali) e altri settori d’intervento della Regione Toscana (istruzione e formazione, trasporti, attività produttive, turismo), e tra il sistema toscano e il livello nazionale (a partire dall’Italia centrale) e internazionale (progetti europei, Mediterraneo ecc.).

Sulla base di queste scelte di politica culturale, la Regione sviluppa nel 2006 - attraverso il Piano regionale dello spettacolo - le seguenti azioni in funzione della costruzione del Sistema:

1) costruzione dell’architettura complessiva del sistema (teatri, cinema, spazi, piazze ecc.) nelle aree provinciali di Pisa, Livorno e Arezzo, a partire dalle reti attuali di “Sipario Aperto” e di “Teatri insieme”;

2) progettazione (anche con Fondazione Toscana Spettacolo, Mediateca Regionale Toscana ecc.) e prima implementazione del portale del Sistema regionale dello Spettacolo (attraverso una redazione integrata Regione-enti-territori), e produzione di strumenti di informazione e comunicazione rivolti al grande pubblico, a stampa e on-line (guida breve al sistema dello spettacolo, guida breve ai festival, guida al teatro in carcere);

3) ridefinizione (in collaborazione con le Province toscane) dei “festival” come “cantieri interdisciplinari” innovativi per tematiche e sperimentazione di linguaggi, e promozione del calendario unitario di tutti i festival, superando le separazioni tra i generi;

4) sperimentazione dei primi “cantieri per lo spettacolo”, esperienze laboratoriali in cui maestri e maestre di riconosciuto valore artistico sperimentano con giovani allievi i linguaggi dello spettacolo sulla base delle proprie poetiche;

5) individuazione di possibili “vetrine” per le giovani compagnie e formazioni musicali, nell’ambito del sostegno regionale alle attività di produzione delle compagnie, associazioni ecc., e anche in relazione con l’iniziativa interregionale Centro Scena;

6) definizione di un quadro progettuale finalizzato all’educazione musicale;

7) presenza attiva della Regione Toscana nel coordinamento interregionale e nel coordinamento Stato-Regioni sulla base della proposta di legge per lo spettacolo presentata dalle Regioni nel 2005;

8) definizione di un quadro delle opportunità di finanziamenti europei per lo spettacolo, anche in collegamento con l’assessorato regionale alla formazione professionale;

9) definizione di un quadro di relazioni intersettoriali all’interno della Regione Toscana (istruzione e formazione professionale, turismo, trasporti, attività produttive, ambiente ecc.);

10) adeguamento della normativa regionale (leggi regionali 45/2000, 75/1984, 88/1994) agli obiettivi del Sistema.

In conclusione: il “Sistema Regionale dello Spettacolo” è un progetto/processo. L’idea progettuale del sistema si trasforma in processo reale attraverso azioni e fasi di attuazione. Il 2006 è un anno di transizione per orientare la situazione attuale al nuovo scenario del sistema. Ogni finanziamento regionale sarà da noi considerato e gestito come investimento finalizzato agli obiettivi della costruzione del sistema. La costruzione di un sistema aperto e in divenire, ma saldamente strutturato per reti, strutture e servizi, rende infine indispensabile – ed è una condizione del processo - la sinergia progettuale e operativa tra tutti i livelli istituzionali, tra istituzioni e soggetti privati, per dare forma e concretezza territoriale al disegno strategico regionale.

“Me-ti insegnava: I rivolgimenti avvengono nei vicoli ciechi.” A insegnare è il Brecht del 1934, dall’esilio danese; un anno dopo, nel 1935, parteciperà al Congresso internazionale di Parigi “per la difesa della cultura” dalla peste nera che si sta diffondendo in Europa dall’Italia e dalla Germania. In quegli anni, che fanno parte della nostra storia e della nostra memoria, la cultura è - come sempre - terreno di scontro politico. Come oggi, nelle nuove condizioni della globalizzazione finanziaria, dell’economicismo mercantile e del populismo autoritario, della deculturalizzazione della politica. Grande è la confusione sotto il cielo, e la situazione non è eccellente, è pessima. L’attacco sistematico allo stato sociale, alla cultura come diritto di cittadinanza, alla centralità della conoscenza come condizione dello sviluppo umano e sociale, non ammette obiezioni. Una società di analfabeti e consumatori servili, economicamente ricattati, teledipendenti, condannati a sopravvivere su percorsi miserabili, è di gran lunga preferibile a una società di persone consapevoli dei propri diritti, della propria diversità, della propria centralità. La società dello spettacolo si è rapidamente trasformata in uno spettacolo sociale irto di detriti, macerie, violenza, stupidità. L’alternativa all’incubo della cecità pre-vista da Saramago, alla deriva inesauribile verso l’incapacità e l’impossibilità di vedere, è lo sviluppo di pratiche culturali che coltivino una concezione della cultura come arte della relazione, tra persone, tra presente e passato, tra saper vedere e saper fare. Su questo terreno è eticamente nobile resistere, ma è assai più efficace insistere, costruendo scenari diversi.

Lanfranco Binni
Regione Toscana Giunta regionale
Direzione generale delle politiche formative, beni e attività culturali
Responsabile Settore Spettacolo

Firenze, 6 dicembre 2005


 
© copyright ateatro 2001, 2010

 
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