ateatro 95.44
La critica e il sistema teatrale
Una mail a Franco D'Ippolito, una lettera aperta a Franco Cordelli
di Paolo Mazzarelli
 

Gentile Franco D'Ippolito
ho letto con interesse la sua nota sulla "polemica" Cordelli-CSS.
Mi permetto di intervenire in quanto parte in causa.
Vi allego, intanto, la mia lettera a cui Cordelli fa cenno nel suo intervento. Non essendo stata pubblicata da nessuna parte può darsi che sia interesse di qualcuno (magari anche solo suo) leggerla, visto che non tratta del valore del mio spettacolo (sul quale chi l'ha visto ha espresso il suo legittimo giudizio, positivo o totalmente negativo...), ma di temi generali in parte vicini a quelli da lei affrontati nella sua risposta.
In particolare io mi soffermo sul ruolo della Critica teatrale in Italia.
E' mia opinione che se la critica, oltre a tutti i poteri di cui già dispone, si autoattribuisce anche quello di esprimere sentenze su chi vada o non vada prodotto, sostenuto, distribuito, ospitato...beh allora siamo messi male.
Non perchè un uomo di teatro come Cordelli non possa avere una sua legittima opinione sul tema, ma semplicemente perchè fa, io credo, un altro lavoro. Se facesse il produttore o il direttore artistico di un teatro come quello di Roma, io credo che qualcuno storcerebbe il naso di fronte a certe sue "recensioni" che assomigliano a delle esecuzioni, ravvisando un conflitto di interessi (lo so, la parola è inflazionata..) non giustificabile.
Se facesse il produttore o il direttore artistico sarebbe anche a conoscenza degli infiniti meccanismi, complessi e a volte squallidi, che stanno dietro la vita di uno spettacolo.
Invece fa il critico teatrale per il maggiore quotidiano italiano. Il suo giudizio è, sia chiaro, autorevole, colto, rispettabile anche nei suoi toni più negativi. Tuttavia io credo che i critici debbano esprimere le loro opinioni (che noi artisti dobbiamo accettare) ricordando che restano appunto opinioni (spesso in totale contrasto tra loro), e senza entrare nel merito delle scelte produttive e gestionali dei teatri e delle stagioni.
a:Perchè non le conoscono
b: Perchè se le conoscono e vogliono occuparsene dovrebbero lasciare il loro lavoro di critici

Quanto al tema principale del suo intervento, sulla necessità di modificare dall'interno i meccanismi produttivi se si vuole ridare aria al teatro...beh, è difficile non essere d'accordo, più difficile è (per me) capire come e in che direzione.
Mi limito a credere che se ognuno facesse il suo lavoro, e se tutti rispettassero il lavoro degli altri, sarebbe già qualcosa. I responsabili del CSS, se vorranno, diranno la loro sul tema, che per me è troppo alieno perchè ne possa avere una opinione degna di essere ascoltata.
con cordialità vi saluto
Paolo Mazzarelli

Milano 20-12-05

Gentile Signor Cordelli,
Lei ha scritto sul “Corriere della sera” del 16 dicembre 2005 qualcosa che mi riguarda.
Dico “qualcosa” perché davvero non so come definirla; avrebbe dovuto essere una recensione (ritengo che Lei sia pagato per scrivere di spettacoli teatrali, attività nella quale è, come qualcuno sa, tra i più stimati e riconosciuti in Italia). Invece, per ragioni che ignoro, Lei non ha scritto una recensione ma ha frettolosamente eseguito un linciaggio, umano, professionale e morale, portato a termine con l’arma del Potere che il suo ruolo di critico del “Corriere” le consegna.
Premetto che non entrerò nel merito del mio spettacolo.
L’unica cosa accettabile nel Suo linciaggio è infatti un giudizio assolutamente, violentemente, totalmente negativo del mio lavoro.
Questo, da un critico, va accettato. Questo giudizio, io, avrei anzi gradito vederlo esposto, e magari argomentato, e lo avrei letto con la curiosità e l’umiltà dovute di fronte ad una delle principali “firme” del teatro italiano.
Ma purtroppo questo giudizio non c’era. Era presupposto, dato per scontato e neppure in fondo dichiarato. Solo alla fine del sopradetto indefinibile articolo, Lei mi ha degnato di due paroline (pornografia intellettuale) per esprimere tutto quello che resta del Suo giudizio sullo spettacolo.
Lei se l’è presa invece, nell’ordine, col Ministero delle Spettacolo, reo di non aver ancora tolto finanziamenti a gente come me, col Teatro di Roma, reo di aver ospitato gente come me, e col CSS di Udine, reo di aver prodotto, e addirittura, “mandato liberamente per il mondo”, gente come me.
Lei ha sostenuto, fra l’altro, che i tagli al FUS sono certo un problema , ma se è per pagare spettacoli come il mio, in fondo, meno male che si taglia, e che si pone un grave problema, di carattere politico (cito) per il fatto che spettacoli come il mio abbiano avuto accesso al Teatro di Roma, mentre tanta gente brava e capace è a spasso.
Lei mi ha così fatto passare, dalle righe del più importante quotidiano italiano, come uno che, in un momento oggettivamente drammatico, ruba il lavoro, invade i teatri e si arricchisce a spese di quelli bravi, che intanto languono.
Ha cioè esposto l’esistenza di un problema (il lavoro di pochi fortunati che hanno i soldi, gli spazi, il potere, rapportato ai molti, a volte più capaci, che non hanno né lavoro, né soldi, né spazi, né potere) che sottoscriverebbero, con rabbia, convinzione, dolore, durezza, tutte le persone intelligenti del teatro italiano.
Infatti, è un problema che sento, e che vivo con difficoltà, anch’io (non sono tra le persone intelligenti?... pazienza, sono certamente tra quelle che non hanno né potere, né soldi, né teatri).
Ora, lei mette me, il mio lavoro, il CSS di Udine tra i bersagli meritori di questa rabbia, dichiarando che Paolo Mazzarelli è uno di quelli che ruba i soldi, gli spazi e il lavoro a chi lo meriterebbe di più, e va quindi semplicemente tolto di mezzo. Considerazione, la sua, molto facile e demagogica, ma anche molto violenta e pericolosa, oggi.
Le faccio sapere un po’ di cose che Lei non sa, Sig. Cordelli.
Da alcuni anni riesco a mantenermi facendo l’attore, e come attore ho avuto la fortuna di incontrare grandi registi e di togliermi qualche soddisfazione. In passato ho svolto svariati mestieri, spesso anche umilianti, ma, di sicuro, non mi sono mai arricchito facendo il regista. I miei attori hanno fatto enormi sacrifici per mangiare (letteralmente) nei mesi di lavoro, e la produzione di tutto il mio spettacolo, alla quale hanno lavorato per due mesi molte persone a paghe assolutamente modeste, è costata quanto mezza scenografia di un musical qualunque, quanto i costumi di una grossa produzione di uno Stabile Potente, quanto la paga di un paio di “attori” del grande fratello per una ospitata in discoteca. Accusare me e i miei attori di essere tra quelli che costituiscono un problema culturale e politico, rubando il lavoro e i soldi agli altri, è vergognoso, perché noi, Sig. Cordelli, facciamo la fame, lavoriamo come pazzi e con enormi sacrifici, forse anche perché non solo non abbiamo Potere, ma abbiamo deciso di non farci proteggere da nessun Potere.
Lei finge di attaccare un Potere, essendo evidentemente Lei Stesso parte del Potere, e se la prende, con demagogia e violenza degna di un Borghezio qualunque, con chi solo a costo di enormi sacrifici continua a respirare, e ha osato mettere il naso, un giorno, nella stanza del Potere.
Forse, infatti, la cosa che le ha dato tanto fastidio, è che tale scempio (il mio spettacolo) sia approdato al Teatro India di Roma. Nientemeno. Lei si chiede come questo sia stato possibile.
Lei lo sa sicuramente meglio di me, perché io quelle stanze non le frequento, ma mi trova d’accordo se voleva dire (scusi, ma devo ipotizzare in mancanza di tesi argomentate) che dovrebbero essere i direttori artistici (o i loro delegati) e non altri a vedere, e a scegliere, gli spettacoli delle stagioni teatrali.
Sono d’accordo, sottoscrivo.
Lei, che è critico, dovrebbe essere quindi il primo a tacere sul tema. Purtroppo in Italia i direttori artistici fanno spesso i registi, i critici fanno spesso i direttori artistici, e…gli attori, disoccupati, fanno spesso i critici, a casa loro, aizzati nella loro rabbia da articoli come il suo.
Vede, finora la critica era stata molto dolce con me (perfino lei parlò bene di me in due occasioni) e devo forse anche a qualche critica se ho “rubato” ad altri il lavoro (i due spettacoli di cui sono regista girano, sì, a differenza di tanti altri, nei teatri italiani, certo con difficoltà, ma in maniera più che dignitosa); questo non mi impedisce però di pensare che la critica sia uno dei (numerosi) cancri del nostro teatro.
Non per colpa dei critici in sé, sia chiaro, ma per il Potere loro conferito dall’esterno, che si è spinto ben oltre quello, originario, di esprimere una legittima, colta, rispettabile, autorevole opinione.
Oso credere infatti che questo sia il ruolo dei critici, e che sia un ruolo utile, forse fondamentale, importante e degno del massimo rispetto, anche quando le opinioni espresse siano le più negative.
Se Lei avesse svolto questo ruolo, che ritengo sia il Suo, io avrei confrontato la Sua critica del tutto negativa, con altre critiche più o meno positive che il mio spettacolo ha ricevuto, e soprattutto con la reazione del pubblico, e ne sarei uscito arricchito (e magari messo in crisi).
Ma questo ruolo Lei non lo ha svolto. Se Lei mi fa quindi notare che centinaia di persone svolgerebbero il mio lavoro di regista meglio di me e sarebbero, loro sì, degni del Teatro di Roma e in generale di esistere in questo lavoro, le potrei rispondere che non centinaia , ma milioni di persone saprebbero esprimere un giudizio su uno spettacolo in maniera più argomentata, rispettosa, colta e civile di quanto abbia saputo fare Lei sul suo giornale, e tutti sarebbero senz’altro felici di ricevere lo stipendio che Lei riceve, e di essere seduti alla Sua scrivania di critico del Corriere della Sera.
Mi faccia il piacere di prendersela coi Potenti, se vuole scrivere un articolo sul Potere, e lasci in pace chi fa (con risultati certamente, doverosamente discutibili) il proprio lavoro.
Lei lamenta che la cultura in Italia sia chiusa in poche sterili mani. Giusto. Le apra Lei per primo e le renda meno sterili.
La saluto, e aspetto con ansia di leggere la Sua prossima stroncatura, sperando sia la stroncatura di uno spettacolo, o magari un articolo sul teatro, di quelli Suuoi che tante volte ho letto con grande interesse, e non un volgare atto di Potere contro degli uomini e dei lavoratori.
Con stima
Paolo Mazzarelli


 
© copyright ateatro 2001, 2010

 
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