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  P a u l M o r r i s s e y
You Don't Need a Gun
intervista di Fabio Paracchini

 

In occasione del 50° Festival di Locarno - dedicato al cinema americano degli ultimi cinquant'anni - Paul Morrissey ha presentato Ed Wood di Tim Burton. Nella storia del "simpatico depravato" Ed Wood, Morrissey ha ritrovato quella curiosa miscela di repulsione e attrazione per il mondo degli studios e del cinema classico che era stata all'origine della propria carriera di regista. Educato secondo una rigida tradizione cattolica, iniziato al cinema da Andy Warhol, Morrissey infatti ha sempre cercato di distanziarsi dagli stereotipi del cinema underground: prima ha convinto Warhol a conferire una struttura tradizionale alle sue opere, dimenticando gli estremismi di Sleep e Empire; poi - quando ha finalmente assunto il ruolo di regista, costringendo Warhol a quello comprimario di produttore - si è confrontato direttamente con il cinema classico cercando nelle strade del Greenwich Village dive e divi che avessero il fascino di Greta Garbo, la sensualità di Jean Harlow o il carisma di John Wayne. In questa intervista concessa in esclusiva a Trax, Morrissey svela le sue idee straordinariamente demodé sul cinema e sullo star system, sparando a zero su Orson Welles o su Quentin Tarantino e inseguendo invece il sogno di un cinema fatto di persone e sentimenti, con un occhio alla Hollywood degli anni Trenta e uno ai grandi comici, da Woody Allen a Jim Carrey.

Il catalogo della rassegna è pubblicato dalle Edizioni Olivares.

Trax has met Paul Morrissey during Locarno International Film Festival, where Morrissey presented Tim Burton's Ed Wood. In this interview the American director (mostly known for his shocking contribution to underground cinema, with cult shots such as Trash; Heat; Flesh for Frankestein) reveals his surprisingly traditional views on film making, insisting on the inheritance of classic american movies. In the good old days - says Morrissey - directors could portray real life characters, showing what the people really are, whereas now directors just believe that you only need a gun, some "filthy rock'n'roll, some filthy sex and some filthy drugs" to make an interesting movie.

© Trax

Appuntamento alle dieci del mattino al suo albergo, sui colli sopra Locarno. Quando ci arrivo mi dicono che è uscito un paio d'ore prima. Aspetto fino alle undici e poi me ne vado lasciandogli un biglietto. Ci sentiamo la mattina dopo e mi dice che qualcuno dell'ufficio stampa gli aveva lasciato un messaggio che diceva che la nostra intervista era stata annullata. È libero subito dopo pranzo, e ci diamo un nuovo appuntamento per l'una e mezza in un ristorante di Locarno. Lui è qui per presentare al Festival Ed Wood, il film che ha scelto per la rassegna 50+1 anni di cinema americano. Arrivo all'una e mezza precisa e lo trovo alle prese con il dolce. Mi fa sedere, al tavolo ci sono altri registi: Allison Anders (quella del magnifico Grace of My Heart, per capirsi), Monte Hellman, alcuni che non riconosco. Hellman e Morrissey stanno parlando di Quentin Tarantino: Monte è stato uno dei produttori di Le jene e sostiene che il "giovane leone di Hollywood" sia un grande genio, Paul lo definisce "a piece of crap", più o meno "un sacco di merda". Bevendo un caffè spiego che la rivista per cui scrivo non ha un'edizione su carta, che esce solo su Internet, e Morrissey ne è subito incuriosito.

(Durante lo svolgersi della conversazione i due si allontanano dal ristorante e passeggiano per strada, sotto un sole a picco. Dopo un po' cercheranno riparo sotto il pergolato di un parcheggio. L'intervista si concluderà con FP seduto sul cofano di un'auto e PM a cavalcioni di una moto.)

Paul Morrissey
Su Internet? Una rivista su Internet? Ma come, ci si può pure scrivere su Internet?

Fabio Paracchini
Sì, ci si possono fare un sacco di cose, è un giocattolino molto divertente. Si possono mettere anche dei link che, se per esempio lei cita un altro regista, portano a una pagina che - magari in Australia - si occupa di quel regista. E da lì poi si può partire a ruota, una specie di road-movie sulle vie dell'informazione, da un argomento all'altro, da una testata all'altra. Il rischio grosso è proprio quello di... (Pausa) Ma come? Lei che ha iniziato con la Factory di Warhol, il massimo dell'esperienza di comunicazione di massa nelle arti dei Sixties, non ha mai visto nemmeno una pagina web? Ma lo sa che ce ne sono un bel po' dedicate proprio a lei e ai suoi film?

PM
Davvero? No, figurati, io quelle cose lì... io guardo la televisione. Passo le mie giornate a guardare la tv. Negli Stati Uniti abbiamo un canale via cavo che trasmette solo classici del cinema in bianco e nero, e io, quando ho voglia di vedere qualcosa, accendo quello e me li guardo. Chi te lo fa fare di uscire, che magari fuori piove pure, pagare un biglietto ed entrare in un cinema dove poi danno una cagata come Pulp Fiction? E poi da noi, in America, le cose migliori degli ultimi vent'anni non si sono viste al cinema, ma in televisione. Prendi Woody Allen: le sue cose migliori le ha fatte come comedian televisivo, poi ha iniziato a fare cinema e ha perso tre quarti della sua forza. Voi, qui in Europa, con il cinema siete ancora al Medioevo, perché non avete i talenti comici che abbiamo avuto noi in America grazie alla televisione. Da John Belushi, che era davvero qualcuno, a Michael Myers a John Candy, Martin Short. E in tutti i casi, quando hanno fatto il passaggio al cinema… il movie-business è così povero e ha uno standard qualitativo così terribilmente basso che i loro personaggi venivano distrutti. Anche John Candy, che è stato forse il più grande attore americano di questi ultimi vent'anni, ha avuto degli esiti assolutamente mediocri, al cinema. Anche Jim Carrey era molto meglio in televisione, era un genio assoluto quando lavorava per la tv, e comunque è l'attore che è riuscito meglio nel passaggio al cinema, perché lui arriva sul set e controlla il film, è lui il vero regista, mentre gli altri hanno lasciato che fossero quegli idioti di registi a controllarli. Gli europei non hanno niente del genere. Voi in Italia per esempio avete questo tizio… Bengini?

FP
Benigni? Roberto Benigni?

PM
Sì, lui. Be'… mi hanno detto che era divertente, ma io ho visto un po' dei suoi film e non mi hanno fatto ridere per niente. Non avete veri comici, soprattutto in Italia.

FP
Ma neanche in Daunbailò di Jarmush le è piaciuto, Benigni?

PM
Non l'ho visto, ma mi pare di ricordare che ci fossero quelle due pizze di John Lurie e Tom Waits… come si fa a pensare che possa essere divertente un film in cui si vede la faccia di John Lurie? Alberto Sordi è divertente, e Monica Vitti può essere divertentissima e fantastica. C'è stato un periodo in cui in Italia si facevano delle magnifiche commedie, ma ormai non c'è più niente del genere, mi pare. Benigni è un po' come un clown del circo, ridi perché ha un'aria buffa, ma non è un vero comedian. E neanche i francesi sono messi molto meglio. Per non parlare naturalmente dei tedeschi, che non sono mai stati capaci di far ridere nessuno. Certo i francesi hanno ancora qualche buon regista di commedie, ma questi non vanno mai ai festival cinematografici. La divisione rigida tra film commerciali e film da festival è stata una pessima idea, i film dovrebbero essere divisi tra quelli buoni e quelli cattivi, e invece dicono "questo è un film serio che può andare a un festival senza fare figuracce" oppure "questo è un film idiota che va bene per quella massa di imbecilli che pagano il biglietto per andare al cinema". I festival sono ottimi per il cinema indipendente, e questo va benissimo, ma vorrei proprio che non si concentrassero tanto su un solo genere di film, su cose pesantissime, superfaticose.

FP
Parliamo di Ed Wood. Nessun altro regista per questa rassegna ha scelto un film tanto recente. Com'è che lei ha puntato su Tim Burton, e su questo film in particolare?

PM
Be'… perché a me pare che Ed Wood avrebbe meritato un'accoglienza molto migliore di quella che ha ricevuto, sia dalla critica sia dal pubblico. Un po' credo sia anche colpa del fatto che uscito insieme a quella bufala di Pulp Fiction, e tutti si sono buttati a parlare di quella robaccia. Ed Wood invece è divertentissimo e commovente, ha una regia splendida e degli attori incredibili. Johnny Depp non ha mai recitato così bene in tutta la sua vita, e Martin Landau è stupefacente. Grande cinema.

FP
Nel 1974 lei ha diretto in Italia Il mostro è in tavola, barone... Frankestein e Dracula cerca sangue di vergine... e morì di sete, con la produzione di Ponti e attori che andavano da Vittorio De Sica a Dalila Di Lazzaro, da Joe Dallessandro a Roman Polanski. Qualche cosa in comune con Ed Wood (il film) o magari con Ed Wood (il regista). Mi pare di ricordare tra l'altro che Ed Wood apparisse per un istante in qualche film della Factory, forse Chelsea Girls.

PM
Erano divertentissimi quei due film, delle commedie, credo che al pubblico sarebbero piaciute un sacco, se avessero avuto la possibilità di vederle. Ma ci sono stati problemi di distribuzione, e anche nella produzione ci sono state delle interferenze, ma quando li rivedo mi sembrano molto molto personali, mi ci rivedo molto in quei due film, e nelle parole di alcuni personaggi mi pare di sentire proprio la mia voce. Io i miei film li faccio sempre da solo. Non collaboro con nessuno. Li scrivo, faccio il casting, li giro… tutta roba mia. In qualche modo Ed Wood, la storia di questo regista, ha dei punti di contatto con questi miei film (e con il mio modo di fare cinema in genere) perché tutti i film di Ed Wood erano orribili, ma erano suoi. E questo viene fuori molto bene nel film di Tim Burton. Sai, la gente parla tanto di film come Quarto potere come se fosse il più grande film di tutti i tempi, cosa che peraltro io non credo affatto. Secondo me Ed Wood è un grande film almeno quanto Quarto potere, è estremamente ben fatto, sotto tutti gli aspetti, dal casting alla direzione della fotografia. Credo però che la genialità di Orson Welles stesse nel disporre la macchina da presa e nel far recitare gli attori (gli altri attori, perché lui era tutto sommato un cane, a parte L'infernale Quinlan in cui non era affatto male: in Quarto potere recitava in modo davvero orribile). Queste due caratteristiche, la disposizione della cinepresa e la recitazione, ci sono anche in Ed Wood, e non sono meno geniali di quanto sia Quarto potere. E in più credo che Ed Wood abbia una migliore tenuta nell'arco di tutto il film, senza cedimenti: è il lavoro di un grande regista che si è divertito follemente a fare questo film.

FP
Questa poi è un po' una caratteristica di Tim Burton, da un lato la cura con cui realizza tutti i suoi film, e dall'altro la partecipazione che ci mette. In Ed Wood in particolare è evidente un'identificazione profonda con il personaggio di Johnny Depp.

PM
Sì, è una cosa totalmente sua. Al contrario di quello che succede al 99% dei registi americani: non fanno mai il loro film. Ne girano venti, e tra questi venti ne prendono uno e dicono: "questo è il mio film, quello personale, gli altri erano controllati da altra gente…". Non è così frequente per un regista americano avere una possibilità di fare un film personale come Ed Wood. Io ho sempre potuto farlo, sono sempre stato totalmente indipendente, e in questo sono più un regista europeo che un regista americano. In America è impensabile che un regista abbia su un film lo stesso controllo che in Italia avevano sui loro lavori personaggi come Monicelli, Risi, Fellini, Scola.

FP
E gli altri film di Tim Burton? Che ne dice?

PM
Non è che li conosca tanto bene. A me non piacciono molto i film con un sacco di effetti speciali. Non mi fanno ridere, non mi fanno piangere… cosa ci vado a fare? Batman non è che mi sia piaciuto molto. Quel tipo di film mi fa sempre l'impressione di essere rumore fine a se stesso, come il rock'n'roll. Credo che Ed Wood sia più vero. La realtà è molto più pazza della fantasia, e spesso anche più divertente. La fantasia fine a se stessa non mi interessa. Credo che uccida gli attori. In Ed Wood Johnny Depp ha recitato come nemmeno lui si sarebbe mai potuto aspettare, credo, e Martin Landau… be'… lui è stato davvero grande in quel film. Una delle migliori interpretazioni di tutti i tempi. Avrebbero dovuto dargli l'Oscar come miglior attore protagonista, che invece viene regolarmente assegnato ogni anno a un qualsiasi cagnaccio hollywoodiano. Non hanno mai dato un Oscar a Jim Carrey, che è il più grande attore americano vivente, e nemmeno a quel colosso di John Candy, a quel ragazzino incredibile, come si chiamava… Macaulay Culkin… un magnifico attore, che in qualsiasi paese del mondo tutti andavano a vedere e non potevano fare a meno di ridere. Se un attore riesce a farti ridere, i critici smettono di rispettarlo, non hanno mai capito che grande genio della recitazione fosse quel bambino. Poi è cresciuto e si è ritrovato con i soliti problemi dell'adolescenza, droga, rock'n'roll, sesso, tutto quel veleno maledetto che distrugge i ragazzi. Il sesso in particolare, è la cosa più ridicola e stupida che esista, e metterlo in un film credo sia una scelta assolutamente idiota. La più grande calamità della seconda metà del nostro secolo è stata la cosiddetta "liberazione sessuale", e in fondo tutti i miei film sono stati un tentativo di raccontare quanto secondo me il sesso fosse una cosa idiota. Il sesso esplicito riesce a rovinare un film come poche altre cose riescono a fare. Io vorrei tanto che tornasse la censura, una censura rigidissima: non puoi fare questo, questo, quello… Quando c'era una censura più rigida, i film erano decisamente migliori, dagli anni Trenta fino ai Cinquanta. È stato negli anni Sessanta che la censura ha iniziato a indebolirsi, e la cosa incredibile è che adesso la gente è tutta contenta per questo. Sì, è vero, non abbiamo più la censura, ma abbiamo dei film orribili. Quando si toglie la censura il cinema impazzisce, la gente impazzisce, la vita impazzisce. Non c'è più niente di interessante, perché non c'è più niente che non si possa dire. Io non vado più molto al cinema. Chi me lo fa fare? Negli Stati Uniti abbiamo un canale televisivo via cavo che trasmette solo film classici ventiquattr'ore su ventriquattro, e se ho voglia di vedere un film mi basta accendere la tv. Chi me lo fa fare di andare al cinema in mezzo a una massa di gentaglia orribile a vedere robaccia di infima qualità?

FP
Già… però è singolare che lei abbia una posizione così favorevole sulla censura e sul cinema classico pur avendo iniziato a fare cinema negli anni Sessanta, nella Factory di Andy Warhol, in cui venivano create delle opere che con la censura non avrebbero avuto vita facile. Com'è che ha deciso di iniziare a fare cinema?

PM
Ho comprato una cinepresa, ci ho messo dentro la pellicola e poi ho schiacciato il bottoncino rosso. È l'unico modo per fare cinema. E poi riguardi quello che hai girato, e se non ti piace giri dell'altra roba. Vedi, i critici cinematografici sono degli idioti pretenziosi che non sanno niente di cinema e scrivono recensioni per pagarsi l'affitto. Nei film preferiscono vedere delle idee pretenziose e idiote quanto loro, idee che si possano trasformare in frasi con cui riempire il loro articolo. Ma il cinema non è questo. Il cinema è una questione di personalità e personaggi. Personalità e personaggi sono la base di un film, sono il contenuto di un film - non la storia, il contenuto. La storia è sempre stata un veicolo per personalità come Greta Garbo, Douglas Fairbanks, Jean Harlow, Humphrey Bogart, John Wayne, Jim Carrey. Il cinema è questo: queste magnifiche persone. E se trovi una storia adatta per queste persone, allora magari ci puoi anche mettere qualche ideuzza dentro, ma la cosa più importante sono le persone di fronte alla cinepresa. L'Italia, dagli anni Quaranta ai Settanta, non aveva un sistema di produzione industriale comparabile a quello hollywoodiano, ma aveva dei magnifici attori, Vittorio Gassman, Monica Vitti, Alberto Sordi, e così riusciva a creare comunque degli ottimi film. Ora però non avete più nuove facce, gente giovane. Perlomeno non ne avete più di quella forza. All'inizio credo di avere desiderato fare cinema proprio perché mi piacevano le persone che vedevo davanti alla cinepresa, e mi dicevo: "voglio vedere se riesco a trovare qualcun altro che risulti così interessante davanti alla cinepresa". E solo dopo creare delle storie con queste persone. La mia psicologia era fondamentalmente quella degli studios di Hollywood: trova delle persone interessanti e crea una storia per loro. Ora invece la persona, l'attore, è quasi sempre l'ultimo elemento. Il primo è sempre un imbecille di regista con la sua maledetta sceneggiatura e le sue grandi idee e il suo schifosissimo stile personale, che a un certo punto si trova di fronte qualcuno che un produttore gli ha detto che deve usare e lui lo fa recitare nel suo film, e così quello che dovrebbe essere il primo ingrediente di un film diventa l'ultimo. È anche per questo che mi piacciono tanto i film di Jim Carrey o di Alberto Sordi, perché loro sono la cosa più importante del film, e il regista li deve aiutare a esserlo. Credo che quando ci siano dei buoni attori sia difficile fare un brutto film.

FP
Godard diceva più o meno che per fare un buon film bastano una cinepresa, una ragazza e una pistola.

PM
No, la pistola non serve.

 

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