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W i l l i a m J. M i t c h e l l
Città di bit

 

City of Bits è uno dei testi sacri della cultura HiTech: in Italia è pubblicato da Electa. Quando il volume cartaceo uscì per la MIT Press, WJM ne curò una contemporanea edizione web. In questo articolo Mitchell racconta quell'esperienza di borderline tra due universi editoriali.

City of Bits is one of the most important books ever published about HiTech culture. The paper edition (MIT Press) came out together with a web edition. In this essay WJM introduces his work on the borderline between hard and soft publishing.

© William J. Mitchell

Ritorno al futuro?

"Parlami, o Musa, dell'uomo versatile e scaltro che andò vagando tanto a lungo" Stiamo per ascoltare le gesta di un cibernauta che se ne va a spasso per la Rete? In realtà - come i classicisti tra voi avranno capito - queste sono le prime righe dell’Odissea.

Ma è anche un ottimo punto di partenza per parlare del carattere e degli utilizzi del testo in un mondo online, visto che anche ai tempi di Omero le parole non avevano un supporto fisico: fluttuavano liberamente nell’aria per svanire quando il poeta itinerante cessava di parlare. Nelle migliaia d’anni trascorsi da allora l’umanità ha esplorato innumerevoli strade per legare permanentemente le parole alla materia: le ha scolpite nella pietra, le ha stampate sulla carta, le ha formate con oggetti improbabili come dei tubi al neon e le ha furtivamente dipinte a bomboletta sui muri. Ora siamo in qualche modo tornati al punto di partenza. Se voglio consultare il testo dell’Odissea, non mi devo più preoccupare di cercare il ponderoso volume che ho messo da qualche parte nella mia libreria; mi basta collegarmi a NetSearch, digitare alcune parole chiave, fare un paio di click con il mouse e i bit che desideravo arrivano direttamente al mio portatile attraverso la linea telefonica. L’antico testo è stato finalmente liberato dal secolare asservimento alla materia; si ricompone brevemente sul mio schermo, per poi svanire nonappena il mio click lo licenzierà.

Non fraintendetemi. Io adoro ancora sentirmi tra le mani il vecchio volume rilegato in stoffa. Mi piace abbandonarmi ai ricordi che evoca in me. Mi sento anche un po’ colpevole per il fatto di lasciarlo a raccogliere la polvere. Ma le attrazioni del nuovo sono troppo seducenti per ignorarle. Senza dover portare in giro un pesante malloppo di carta, posso procurarmi in qualsiasi momento la versione digitale, ovunque mi trovi. Non mi costa nulla. Non capita mai che non sia disponibile perché l’ha presa in prestito qualcun altro. Non devo avere paura di perderla, di lasciarla da qualche parte. Non avendo un numero limitato di copie fisiche, non può andare esaurita. Posso copiare al volo delle citazioni (senza preoccuparmi di errori di trascrizione) e piazzarle in un testo che sto costruendo (esattamente come ho fatto con la frase iniziale di questo scritto). Posso scoprire all’istante in quali altri autori greci compaiono le stesse parole o le stesse frasi. E (se al liceo avessi studiato un po’ meglio il greco) potrei tornare al testo originale in qualsiasi momento e farne analisi morfologiche e contestuali di ogni tipo. E poi se per qualche ragione ne avessi bisogno potrei sempre stamparne una copia. Il testo digitale concede dei piaceri inediti.

Ma tutto questo rende obsoleto il testo a stampa? I tipografi, i rilegatori, le librerie e le biblioteche diverranno presto un ricordo del passato? Non credo proprio. Però il testo digitale online assume su di sé alcune delle funzioni tradizionali della carta stampata e permette di produrre, trasformare e utilizzare il materiale letterario in modi del tutto nuovi. La sua nascita costringe gli scrittori a riconsiderare la loro opera e i grafici alle modalità in cui un linguaggio viene reso visibile, e lascia gli editori a spremersi le meningi per trovare un modo di farne un business.

 

Il caso di City of Bits

Nel 1995 ho avuto la possibilità di esplorare queste questioni da un punto di vista pratico quando pubblicai per la MIT Press il libro City of Bits. Dato che trattava della rivoluzione digitale e dei nuovi rapporti che si stavano creando tra il mondo materiale e quello virtuale, decidemmo che insieme alla versione cartacea rilegata ne sarebbe apparsa una integrale sul World Wide Web. Per quanto ne so è stato il primo libro a essere pubblicato allo stesso tempo su carta e in rete (in quegli anni non avrebbe potuto avere molti predecessori, in ogni caso).

Per fare contenti quelli del marketing mettemmo un link con una scheda di prenotazione online sulla homepage del sito: inserendo il proprio nome e indirizzo insieme al numero di carta di credito, si poteva ordinare una copia a stampa del libro. Allo stesso modo stampammo l’indirizzo web sulla sovracoperta del libro. In questo modo un lettore poteva agevolmente passare dall’una all’altra edizione.

La versione web era (e rimane ancora oggi) ad accesso gratuito. Con lo sviluppo del web si stanno mettendo a punto dei sistemi molto raffinati per far pagare i servizi forniti in rete, e questa sarà indubbiamente una direzione cruciale nello sviluppo dell’editoria online, ma quando iniziammo a lavorare a City of Bits non c’era ancora nulla di particolarmente sviluppato, e quello che avremmo potuto cavare economicamente dalla faccenda non sembrava valere lo sforzo che avremmo dovuto sostenere. Certo in questo c’era un fattore di rischio: perché qualcuno avrebbe dovuto pagare per una copia del libro quando aveva a disposizione la versione online gratuita? Forse avremmo perso delle vendite. Ma pensammo che le vendite in più generate dal sito web avrebbero superato le perdite, e direi proprio che avevamo ragione: il 2% circa delle prime due tirature è stato venduto direttamente attraverso la scheda d’ordine del sito web, ed è anche molto probabile che il sito abbia incentivato le vendite in libreria e per corrispondenza.

Perché? Perché le versioni a stampa e online aggiungevano un valore al testo in modi diversi e complementari. Quindi i lettori della versione web non sono necessariamente potenziali acquirenti del libro. E molte persone decisero che volevano entrambe le edizioni, per farne usi diversi.

 

Cartonati, tascabili e bit

Naturalmente la pubblicazione di un libro in versioni differenti non è un’idea nuova. La strategia editoriale più comune negli Stati Uniti è quella di far uscire un libro contemporaneamente in edizione cartonata e tascabile. La cartonata è più costosa e robusta ed è rivolta alle biblioteche e ai lettori che vogliono conservare il libro, mentre il tascabile costa meno e non è progettato per avere una vita molto lunga. A seconda del contenuto di un libro e delle strategie di vendita che a questo sono legate, è possibile che venga fatto uscire solo in edizione cartonata, solo nei tascabili, in tiratura cartonata solo per le biblioteche, oppure in versione cartonata e in seguito nei tascabili economici.

Con il web emerge una terza possibilità: niente rilegature, né cartonate né economiche. La rete può essere usata anche dai piccolissimi editori per ottenere un’immediata distribuzione mondiale; noi scoprimmo che City of Bits era letto in molte parti del mondo e addirittura recensito in paesi in cui non era ancora disponibile la versione cartacea. Ma visto che gli editori non hanno ancora iniziato a garantire un’esistenza permanente di siti web, ci vuole una copia a stampa per garantire un accesso continuativo nel tempo.

E poi una versione a stampa con una bella grafica serve anche per le riletture, per portarsela in giro e naturalmente anche per il puro piacere di possederla. A confronto con il migliore dei computer portatili, un libro ben fatto è leggero, solido (puoi farlo cadere a terra senza danneggiarlo. Provaci con un portatile!), comodo e utilizzabile ovunque. Ha un interfaccia ad alto contrasto ed elevatissima risoluzione, e il meccanismo di accesso (il fatto di voltare le pagine) è molto più semplice dell’utilizzo di un mouse o di un cursore che scende lungo uno schermo. In effetti penso proprio che se Gutenberg avesse inventato il personal computer e la stampa fosse stata scoperta solo negli anni Ottanta, ora saremmo tutti qui a dirci come la carta e la stampa siano un’incredibile progresso tecnologico!

Come vi dirà subito qualsiasi fanatico di computer, le cose non resteranno così a lungo. I PC diventeranno più leggeri, meno fragili, più portatili. La qualità della grafica migliorerà. Stampanti più sofisticate permetteranno la produzione di copie cartacee personalizzate. Potremo anche vedere la nascita di una "carta intelligente" programmabile, che permetterà di combinare le virtù dei computer e dei libri. Ma - perlomeno fino a oggi - i libri cartonati, i tascabili e quelli elettronici hanno caratteristiche e funzioni ben diverse.

 

Catturare l’attenzione del lettore

Il primo scopo di un libro è quello di farsi scegliere, di farsi leggere. Per questo l’edizione cartonata di City of Bits ha una sovracoperta a colori vivaci, ideata proprio per catturare l’attenzione del lettore tra gli altri libri esposti sugli scaffali delle rivendite. Quando la si prende tra le mani, si trovano una breve descrizione del contenuto e una minibiografia dell’autore sul risvolto. E poi si può dare un’occhiata qua e là tra le pagine.

La versione online doveva evidentemente attrarre l’attenzione in modo molto diverso. Utilizzammo diverse strategie.

Innanzitutto creammo un link dalla homepage del catalogo online della MIT Press. In questo modo i visitatori del catalogo potevano mettere immediatamente le mani sulla versione online, esattamente come accade ai curiosi in una libreria. E la prima cosa che si presenta a chi giunge alla versione online è una pagina di benvenuto che rimanda a una sinossi, alla homepage dell’autore e a un sommario. In pratica seguimmo in modo tutto sommato letterale la metafora della "libreria elettronica".

La seconda via d’accesso era quella dei link da altri siti. Rimandi a City of Bits apparvero presto in molti siti, riviste che parlavano di Internet, raccolte di cool sites e newsletter. Alcuni di questi link erano stati richiesti da membri del progetto City of Bits Online, ma molti apparvero spontaneamente. Alcuni erano a senso unico (dall’altro sito a City of Bits) mentre altri erano reciproci. L’effetto finale fu quello di creare una specie di enorme "battuta di caccia" alla ricerca di potenziali lettori, che vennero efficientemente "sospinti" verso il sito.

La terza strategia per portare lettori fu quella di attirare l’attenzione dei motori di ricerca. Generalmente questi motori esplorano la rete periodicamente per creare dei grandi indici e poi - in risposta alle richieste dei visitatori - utilizzano questi indici per fornire un rapido accesso ai siti web. Le ricerche dei motori vengono compiute in una quantità di modi: cercando parole chiave nei titoli dei documenti, passando in rassegna i documenti stessi o anche cercando in altri indici. Di solito i metodi di ricerca non sono particolarmente intelligenti: si limitano a cercare combinazioni di parole chiave. Dunque, per essere certi che un sito non sia trascurato da questi motori di ricerca - che sono ormai uno strumento fondamentale per trovare qualcuno o qualcosa nelle immense distese della rete - ci si accerta che nei titoli, nelle intestazioni e nel testo delle prime pagine siano contenute le descrizioni appropriate. Tra l’altro: si possono attrarre un bel po’ di lettori sul vostro sito mettendo qua e là nel testo delle prime pagine le parole "sesso" e "nuda", ma potrebbe non trattarsi del genere di pubblico che state cercando.
Una quarta possibilità (che noi non abbiamo utilizzato) è molto vicina al tradizionale marketing a target mirato. Quando qualcuno arriva al vostro sito, è tecnicamente possibile raccogliere molte informazioni su di lui: chi è, da dove viene, come è arrivato al vostro sito, che tipo di browser usa, quali pagine ha visitato eccetera. Se siete pronti a ignorare le regole più elementari della privacy, potete usare queste informazioni per farvi una pubblicità a target mirato. Per esempio avremmo potuto mandare delle email pubblicitarie di City of Bits a chi aveva cercato sul catalogo della MIT Press dei libri di argomento analogo.

 

Strumenti di lettura e loro effetti

Secondo le buone vecchie regole dell’editoria, la versione cartacea di City of Bits è divisa in capitoli dedicati a svariati sottoargomenti e ha un sommario e un indice che aiutano il lettore a orientarsi nella lettura. Questo sistema permette diversi stili di lettura: si può seguire un filo continuo dall’inizio alla fine, saltare immediatamente a un capitolo di particolare interesse, usare gli indici per trovare passaggi o argomenti specifici. Si può passare velocemente da una pagina all’altra oppure leggere lentamente e con maggiore attenzione. Si può leggere in modo sequenziale o saltare continuamente avanti e indietro.

Il libro fisico non è solo un magazzino per l’informazione testuale, ma anche uno strumento di lettura che permette di mettere efficientemente in pratica queste strategie, fornendo un contesto e una risposta. Le sue dimensioni e le sue forme danno un’idea della quantità d’informazione contenuta e si sa sempre a che punto si è dallo spessore delle pagine alla destra e alla sinistra del punto di lettura. Le caratteristiche della carta permettono di passare velocemente da una pagina all’altra con il libro semichiuso, ma le proprietà meccaniche della rilegatura consentono anche di lasciare il libro aperto e appoggiato al ripiano di una scrivania, per uno studio più attento e prolungato. I segni tipografici indicano la gerarchia delle informazioni distinguendo visivamente titoli, sottotitoli e corpo del testo. Un sommario all’inizio del libro, un indice alla fine e delle pagine numerate offrono ottime possibilità di ricerca e di navigazione. Le note, con dei riferimenti numerati nel testo, permettono di fornire informazioni di supporto senza interrompere il flusso del discorso.

 La versione online si basa su strumenti molto differenti. L’elemento più evidente è l’assenza di un indice, rimpiazzato da un motore di ricerca interno che localizza la ricorrenza nel testo di parole chiave digitate dall’utente. Dal punto di vista dell’autore, questa possibilità elimina la necessità di creare un indice. Da quello del lettore, fornisce una maggiore libertà: si può cercare tutto e non solo ciò che l’autore ha ritenuto giusto includere nell’indice (mi si dice per esempio che la prima parola chiave che molte persone inseriscono è il proprio nome, per vedere se sono stati citati da qualche parte).

Anche la gerarchia dell’informazione è trattata diversamente nella versione online, dato che lo schermo può mostrare solo una porzione limitata di testo alla volta, l’ampiezza di banda attuale rende indesiderabile scaricare grandi file di testo in una sola volta e lo scrolling di un lungo testo è ben lungi dall’avere la stessa efficacia che si ha voltando le pagine di un libro. Il testo è organizzato in una gerarchia di brevi segmenti, con link interni che ne costituiscono la connessione. Alla radice dell’albero si trova la pagina-sommario, che rimanda a tutti i capitoli. All’interno di ogni capitolo c’è una sezione introduttiva di testo seguita da link alle sottosezioni, che contengono testi relativamente brevi. Per consentire una lettura sequenziale, senza dover percorrere su e giù questa gerarchia, ci sono dei link con le scritte precedente e successiva alla fine di ogni sottosezione.
Le note sono ovviamente raggiungibili tramite link: cliccando sull’indicatore di nota si apre il testo corrispondente. Per mantenere organicità con la versione cartacea e continuità con la tradizione editoriale, le note sono numerate, ma naturalmente non è affatto necessario, dato che non esiste ambiguità su quale parte del testo riguardi ogni singola nota.

Ma soprattutto gli strumenti di lettura forniti dalla versione online hanno un effetto interessante: privilegiano la strutturazione gerarchica del contenuto del libro e l’operazione di ricerca, ma rendono la lettura sequenziale più macchinosa e difficile. Non è un caso che i CD-ROM e i libri online con questo genere di strumenti di lettura tendano a enfatizzare la modularità, la classificazione e l’indicizzazione dei testi (enciclopedie e dizionari, per esempio), a creare riferimenti incrociati all’interno del materiale e a costruire sequenze multilineari e ramificate - in altre parole a focalizzarsi su tutto meno che sulle lunghe sequenze continue che caratterizzano il libro cartaceo. Il libro tradizionale, d’altro canto, privilegia una lettura "a volo d’uccello", i salti casuali avanti e indietro e la continuità del filo narrativo. È dunque probabilmente meglio leggere prima la versione cartacea per farsi un’idea generale del contenuto, e passare poi all’edizione online per uno studio più dettagliato e per gli approfondimenti.

 

Formati fissi e personalizzazioni

Un buon grafico esercita un controllo serrato sull’aspetto del libro stampato. Almeno così è stato nel caso di City of Bits. La nostra grafica, Yasuyo Iguchi, ha scelto i caratteri Bembo e Meta. Ha impaginato il tutto con cura. Ha considerato le dimensioni, la forma, le proporzioni, il peso e la rigidità del volume. Ha scelto la carta e la plastificazione della copertina per creare sensazioni e impressioni particolari. Sono tutte cose che contano. E in più ci volevano degli elementi che segnalassero che il libro era stato edito dalla MIT Press e che dicessero qualcosa sul suo contenuto, sul suo stile.

Ma l’architettura client-server del web non consente a un grafico un controllo tanto preciso sulla versione online; può essere scaricata da diversi tipi di computer, con modelli differenti di borwser, differenti settaggi video. E tutto questo produce inevitabilmente notevoli differenze nella visualizzazione. È una cosa che può essere vista come uno svantaggio (ed è così che la vedono di solito i grafici, a cui non piace perdere il controllo sui loro materiali), e i produttori di server e browser web possono cercare di eliminare il maggior numero di fonti di indeterminatezza grafica. Oppure lo si può considerare un vantaggio, un’apertura alla possibilità di adattare il contenuto ai differenti contesti e ai bisogni di differenti lettori: ogni lettore di City of Bits potrebbe vederne una versione personalizzata e unica.

Il tema del controllo del produttore contrapposto alla personalizzazione è più filosofico che tecnico: non è tecnicamente impensabile l’implementazione di sistemi che supportino l’uno o l’altro elemento, e creare delle produzioni online che rispettino integralmente l’aspetto originario o incoraggino la personalizzazione. Nella versione online di City of Bits abbiamo cercato di esercitare il massimo controllo possibile, di assicurare un livello ragionevolmente elevato di cura grafica, di restare fedeli alla versione cartacea e di mantenere il tutto il più facile possibile. Ma visto che gli strumenti di personalizzazione si stanno facendo via via più sofisticati, diventerà con il tempo più interessante cercare di trarne ogni vantaggio.

 

Link esterni

Forse la differenza più ovvia tra la versione cartacea e quella online è la presenza nel testo elettronico di centinaia di rimandi ad altri siti web che contengono informazioni rilevanti per gli argomenti trattati. Quando per esempio parlo di centri commerciali online, basta un click per andare a visitarne uno. E quando mi riferisco a una passaggio della Politica di Aristotele, si può immediatamente recuperare il passaggio da cui è tratta la citazione, sia in greco sia in traduzione. A questo modo il sito di City of Bits diviene un punto d’accesso ben organizzato per esplorare un’enorme quantità di informazioni correlate.

Alcuni di questi link portano a siti che io o i miei assistenti ricercatori abbiamo scoperto e consultato durante il lavoro di stesura di City of Bits, ma la grande maggioranza sono il risultato di un sistematico inserimento delle parole chiave del testo nei motori di ricerca. Quando un motore di ricerca scopre un sito che - per quanto riguarda un determinato argomento - contiene del materiale interessante, noi mettiamo un link dal nostro sito. Può essere vista come una nuova forma di bricolage. Questo procedimento è stato ripetuto a intervalli regolari, dato che la rete continua a crescere e rinnovarsi. Quindi la struttura di rimandi intertestuali in cui si iscrive City of Bits è in sé molto dinamica, e qualche mese dopo essere stato messo in linea il sito aveva un aspetto molto diverso da quando era stato varato.

Il procedimento inverso consiste nel combattere l’usura dei link identificando e rimuovendo i siti scomparsi, trasferiti o divenuti irrilevanti. Se non lo si fa, un sito perde ben presto il suo fascino, come un giardino abbandonato. Per rendere più facile questo compito utilizziamo un software che scorre automaticamente il testo, controlla tutti i rimandi e crea una lista di quelli che sembrano non funzionare.

A prima vista l’aggiunta di questi link può sembrare solo un modo più comodo per inserire delle note a una pubblicazione. Ma, osservando la questione più da vicino, si scoprono delle differenze fondamentali. Una è la dinamicità che ho già sottolineato: le note di un libro si possono aggiornare solo tutte insieme, quando si stampa una nuova edizione, mentre i link possono essere rinnovati in qualsiasi momento. E poi non si possono aggiungere troppe note a un testo a stampa senza affogarne la progressione narrativa, mentre non vi è praticamente limite al numero di link che si possono inserire in un testo online.

Ma la differenza più importante sta nello slittamento di responsabilità e nel corrispondente utilizzo che il lettore fa del testo. Un ricercatore, in un libro a stampa, sarà responsabile della qualità e della veridicità di tutto il materiale citato. L’autore di una pubblicazione online, invece, non può nemmeno pensare ad assumersi la stessa responsabilità, dato che il contenuto di un sito linkato può cambiare in ogni momento: io potrei ad esempio scoprire un sito che contiene il testo della Politica di Aristotele, controllarlo, assicurarmi che tutto sia a posto, linkarlo a City of Bits, solo per scoprire, un po’ di tempo dopo, che il gestore di quel sito ha in seguito messo in rete centinaia di foto pornografiche al posto delle parole del filosofo. I link esterni sono molto utili, ma hanno i loro pericoli. Caveat surfer!

Con la maturazione del Web e di strutture consimili, verrà certamente identificato un certo numero di siti che garantisca il proprio contenuto, e i ricercatori avranno meno problemi. Ma è comunque il mezzo stesso a non assicurare automaticamente la stabilità del documento, come fa la stampa: vi sarà bisogno di soluzioni istituzionali dedicate nei contesti in cui questa stabilità sia irrinunciabile.

 

Note a margine e commenti dei lettori

A volte i lettori scribacchiano i propri commenti sui margini di un libro a stampa. È possibile che un successivo lettore della stessa copia veda questi commenti e magari aggiunga addirittura delle risposte, ma generalmente questo è un atteggiamento disincentivato (in particolare dalle biblioteche) e non è una forma di discussione molto efficiente. Al contrario, le edizioni online possono dare facilmente ai lettori la possibilità di aggiungere i propri commenti, e possono rendere questi commenti disponibili a tutti.

Nella versione online di City of Bits i lettori possono entrare in un’agorà elettronica direttamente dalla porta d’ingresso del sito, o dal piede di ogni pagina di testo. Lì possono leggere i commenti di altri lettori e utilizzare una semplice scheda per aggiungere i propri. Possono addirittura inserire dei link ad altri siti che considerano interessanti. Questa agorà è organizzata come una raccolta di newsgroup e dei newsgroup conserva tutte le funzionalità.

Col passare del tempo, il sito di City of Bits è stato letteralmente sommerso dai commenti. È riuscito a provocare, a catturare l’attenzione, a rendere visibile un discorso in modo del tutto impensabile per la stampa. E nel corso di questo processo, il seme del testo originale è cresciuto diventando un’enorme e ricchissima struttura testuale.

Si tratta di un’evoluzione affascinante da osservare, che però crea anche delle aporie teoretiche e delle difficoltà pratiche. La struttura in continua crescita e trasformazione è in realtà il lavoro di moltissime mani, ma conserva perlopiù il nome dell’autore. A che punto diviene scorretto affermare che quello è il mio testo? Quand’è che si fa più ragionevole dire che si tratta di un’opera collettiva? Chi ne deve sostenere la responsabilità morale e legale? Dovrei trattare l’agorà come una zona di totale libertà di parola e - come autore - dovrei prendermi la responsabilità di moderare e dare forma alla discussione? Dovrei cancellare i commenti più evidentemente irrilevanti? E se vengono inserite delle pubblicità? E se un lettore inserisce dei commenti che personalmente trovo offensivi? Sono costretto a dare un podio a quella persona? E se in un commento ci fosse materiale osceno? Oppure neonazista? Non è il genere di domande che ci si pone a proposito dei commenti scarabocchiati a margine di un libro a stampa, ma quando si parla di newsgroup e bacheche elettroniche, sono all’ordine del giorno. Un libro diviene una cosa diversa quando interiorizza sistematicamente e riporta verso l’esterno la discussione che ha suscitato.

Sembrerebbe una questione assai spinosa. Nel caso di City of Bits, il team che gestisce il sito ha mantenuto rigorosamente un atteggiamento del tipo giù le mani: diamo occasionalmente una ripulita ai messaggi totalmente irrilevanti, ma lasciamo lì tutto il resto. In linea generale i commenti sono stati finora seri e responsabili, e quindi non siamo stati costretti ad affrontare veri e propri dilemmi . Ma forse siamo solo stati fortunati.

 

Recensioni, citazioni e traduzioni

Ogni libro di successo genera ben presto un crescente nucleo di testi connessi: recensioni, commenti, articoli di giornale, citazioni in altre opere e traduzioni. Il sito di City of Bits continua a tenere un archivio di questo genere di materiali (come quello che state leggendo in questo momento grazie a Trax). Quando lo riteniamo appropriato, inseriamo un link al sito in questione. City of Bits ha generato molto interesse e ha avuto in breve tempo diverse recensioni sia sulla stampa specializzata sia su quella generalista. Con un po’ d’ingenuità noi speravamo di poter inserire il testo completo di tutte le recensioni nel sito. La cosa avrebbe aggiunto un nuovo e interessante livello di discussione alla materia presente in rete. Ma il mondo forse non è ancora pronto: dopo qualche tentativo di ottenere il permesso di riprodurre integralmente in rete le recensioni ottenemmo nella maggior parte dei casi risposte negative o richieste economicamente esorbitanti. Ci accontentammo allora di inserire nel sito dei brevi estratti, come si fa da sempre sulle copertine dei libri a stampa e nelle pubblicità. In futuro, comunque, potrebbe non essere così difficile fare ciò che a noi è stato impedito; quando la maggior parte delle recensioni appariranno nelle versioni online di riviste e quotidiani, sarà sufficiente un link per poterle leggere integralmente.

Nella sezione del sito denominata Traduzioni abbiamo inserito alcune informazioni sulle edizioni straniere del libro. Quando le traduzioni saranno completate, decideremo come muoverci. Ci sarà bisogno di nuovi e inediti accordi con gli editori stranieri, e non è ancora chiaro come si potrà procedere. Magari potremmo semplicemente aggiungere i testi online delle versioni tradotte di City of Bits. O potremmo spingerci oltre e creare dei link incrociati tra le diverse versioni in modo che i lettori che leggono più di una lingua potranno passare dall’una all’altra: una funzione particolarmente utile nei casi in cui una parola o una frase non abbia degli equivalenti esatti in una lingua straniera. Oppure potremmo incoraggiare gli editori stranieri a sviluppare dei loro siti web per le traduzioni, e collegarli con dei link. In un futuro più remoto, è facile immaginare che i libri online si incarneranno in siti multilingue, geograficamente dispersi, in cui viene chiesto al lettore - all’entrata - in che lingua vuole leggere il testo.

 

Appropriazioni

I rimandi esterni di City of Bits intrecciano una vasta gamma di frammenti testuali esistenti, combinandoli in un nuovo lavoro, qualcosa che - grazie alla selezione e all’organizzazione che ne viene fatta - è decisamente maggiore della somma delle sue parti. Il testo originale di City of Bits, quello pubblicato su carta, è solo uno dei frammenti costitutivi, anche se ovviamente è su un livello diverso dagli altri. Tutto ciò dà un senso completamente nuovo alla vecchia idea - riconosciuta anche legalmente dal diritto d’autore - secondo cui un’antologia può essere un’opera creativa.

Questa strategia di appropriazione testuale e di collage non incorre nel genere di problemi legati alla proprietà intellettuale che sorgerebbero se si volesse dare alle stampe un’antologia di così imponenti dimensioni, dato che i frammenti a cui ci si riferisce non sono riprodotti, ma semplicemente indicati con un link. L’autore dei testi citati a questo modo non perde nulla. Al contrario gli autori generalmente mettono in rete dei testi perché vogliono che siano notati e letti, e quindi il fatto che qualcuno metta dei link ai loro siti non può essere che un vantaggio.

Insomma: è emerso un nuovo e importante ruolo letterario, quello del link-editor che individua dei frammenti di testo in rete e li combina in strutture letterarie originali tramite dei link. Gli operatori di siti-guida come Yahoo! interpretano questo ruolo su grande scala, selezionando e classificando materiali telematici e fornendo comode rampe d’accesso divise per argomenti. I pedagoghi fanno la stessa cosa quando linkano parole di libri e articoli a opere di consultazione online (dizionari, enciclopedie eccterea). Lo stesso vale per il ricercatore che crea strutture in cui vengono comparati diversi testi. Il team di City of Bits ha certamente fatto da link-editor nel costruire la versione online. E oggi il sito di City of Bits è stato fagocitato da un gran numero di altre costruzioni online.

Quando mi è capitato di discutere di questa forma d’appropriazione con altri autori, alcuni di loro ne sono stati sconcertati. Non accettano la possibilità che il loro lavoro venga usato in modi che non possano controllare e per scopi che non erano i loro (Dimenticano, naturalmente, che gli autori in realtà non hanno mai avuto molto controllo sugli utilizzi dei loro testi. Ma le strutture di link che si creano in rete rendono questo fatto drammaticamente esplicito.) Altri autori, e io sono tra questi, vedono come una magnifica nuova apertura la possibilità di scoprire nuovi sensi e nuovi usi per ciò che hanno creato.

 

Stabilità e instabilità

Come abbiamo visto, la versione telematica di City of Bits ha al tempo stesso elementi stabili e instabili. Il testo principale, che corrisponde alla versione a stampa, non cambia. Ma la struttura di link viene continuamente corretta ed estesa, il contenuto dei siti linkati si evolve e la struttura dei commenti, delle recensioni e delle traduzioni cresce. Se decidessi di dare alle stampe una nuova versione del libro, aggiungerei il nuovo testo all’edizione online conservando anche quello precedente. In questo modo tutti i cambiamenti sarebbero ben definiti e identificabili come incrementi modulari.

Una possibilità più radicale sarebbe quella di fare dei continui e piccoli cambiamenti al testo principale per riflettere i nuovi sviluppi e rispondere immediatamente ai commenti e alle critiche: non ci sono problemi tecnici che lo impediscano. In quel modo il testo sarebbe tenuto in costante aggiornamento; non ci sarebbe motivo di continuare a utilizzare un testo sempre più obsoleto e insoddisfacente nell’attesa del momento giusto per far uscire un’edizione completamente rinnovata. Ma questo distruggerebbe l’integrità logica dei riferimenti nella struttura generale dell’opera. Cosa succederebbe ad esempio se il commento di un lettore si riferisse a uno specifico paragrafo del testo principale e in seguito quel paragrafo venisse cancellato o significativamente alterato? Forse l’approccio più soddisfacente sarebbe quello di conservare sempre le versioni precedenti. Un qualche tipo di software potrebbe poi relazionare automaticamente i commenti o altro materiale linkato alla versione appropriata. Ma per il momento non abbiamo avuto né le forze né lo spazio sufficiente per un’operazione del genere.

In qualsiasi modo si decida di bilanciare gli elementi stabili con quelli instabili, non si potrà mai leggere due volte la stessa cosa. (Eraclito ci sarebbe andato a nozze…) Anche gli elementi stabili interni vengono continuamente ricontestualizzati. E poi un pensiero terribile per gli storici: è fondamentalmente impossibile conservare dei dati esaustivi sugli stati precedenti di una struttura in trasformazione come quella di cui stiamo parlando: non ha confini ben delimitati, viene distribuita su macchine diverse nelle località più remote ed è troppo vasta e complessa per farne dei backup. Il libro a stampa fu inventato per dare agli studiosi dei testi stabili e ripetibili su cui lavorare. Forse anche quello è sempre stato un mito, ma certamente con i libri elettronici è diventato un mito sempre più difficile da sostenere.

 

La fine

I libri cartacei vanno esauriti. Le biblioteche hanno anche la funzione di conservare i libri dopo questa fase. E i libri online? Dato che per crearli ci vuole un bel po’ di fatica, e ancora di più ce ne vuole per tenerli in vita, è immaginabile che non possano avere vita eterna. Ma qual è l’equivalente elettronico dell’andare fuori catalogo per un libro cartaceo? E di chi deve essere la responsabilità di archiviare i libri telematici?

Le risposte possono essere diverse, e sicuramente cambieranno molto nei prossimi anni, ma io posso dare almeno una mia risposta personale per quanto riguarda City of Bits. Io lo considero una specie di lunghissima performance dal vivo in un enorme teatro virtuale. Prima o poi finirà. E allora il sito non scomparirà all’istante. Si dissolverà lentamente. Non verranno più fatte delle aggiunte. Il tempo passerà e i visitatori saranno sempre meno. Alla fine, City of Bits diventerà una rovina elettronica. Come Troia, smetterà di funzionare, di vivere, ed entrerà a far parte dell’archeologia del ciberspazio.

 

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